Il MIT ha infatti avviato una fase di confronto con operatori e associazioni di settore, inviando i materiali di lavoro a oltre cento soggetti interessati. Come spiegato nella comunicazione ufficiale del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, tra le ipotesi allo studio ci sono la patente a 17 anni, nuove disposizioni per moto e cicli a propulsione e modifiche alle regole sulla circolazione. Siamo quindi davanti a un progetto di revisione del Codice della Strada che dovrà completare il proprio percorso prima che tutte le nuove disposizioni possano diventare operative.
Patente a 17 anni, nuove regole per motociclisti, obblighi per alcune biciclette a propulsione, controlli più severi sui veicoli senza assicurazione e multe riviste. Sono alcune delle proposte sulle quali sta lavorando il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti nell'ambito di un nuovo intervento sul Codice della Strada.
Le novità sono numerose e alcune potrebbero cambiare concretamente le abitudini degli automobilisti italiani. Ma prima di analizzarle bisogna chiarire un aspetto fondamentale: non tutte le misure annunciate sono già in vigore.
Il MIT ha infatti avviato una fase di confronto con operatori e associazioni di settore, inviando i materiali di lavoro a oltre cento soggetti interessati. Siamo quindi davanti a un progetto di revisione del Codice della Strada che dovrà completare il proprio percorso prima che tutte le nuove disposizioni possano diventare operative.
Vediamo quali sono i punti più interessanti per chi utilizza quotidianamente auto, moto e altri mezzi di trasporto.
Tra le proposte destinate a far discutere maggiormente c'è sicuramente quella relativa alla patente a 17 anni.
Già oggi in Italia esiste la guida accompagnata: un diciassettenne in possesso di patente A1 o B1 può ottenere un'autorizzazione per esercitarsi alla guida di un'automobile prima dei 18 anni, rispettando precisi requisiti e dopo una formazione specifica.
Il progetto sul quale sta lavorando il MIT punta però a intervenire ulteriormente sull'accesso dei giovani alla guida, inserendo la patente a 17 anni tra le principali direttrici della nuova revisione.
Proprio perché siamo ancora nella fase di elaborazione del testo, sarà importante attendere la versione definitiva per conoscere nel dettaglio requisiti, limitazioni, modalità di accompagnamento e condizioni previste per i conducenti minorenni.
Per il momento, quindi, non bisogna interpretare l'annuncio come un via libera generalizzato ai diciassettenni per guidare normalmente un'automobile.
Un'altra proposta interessante riguarda direttamente i motociclisti.
Il MIT sta valutando la possibilità di consentire alle moto, in presenza di incidenti o forti rallentamenti in autostrada, di utilizzare la corsia di emergenza.
Chiunque abbia affrontato una lunga coda estiva in moto conosce bene il problema: rimanere fermi o procedere a bassissima velocità tra le automobili può diventare particolarmente faticoso, soprattutto con temperature elevate.
L'eventuale apertura della corsia di emergenza alle motociclette dovrebbe però essere regolamentata in modo da garantire sempre la priorità e il passaggio dei mezzi di soccorso.
Non si tratterebbe quindi di trasformare la corsia di emergenza in una normale corsia riservata alle moto, ma di disciplinarne l'utilizzo soltanto in particolari condizioni.
Tra le ipotesi allo studio ce n'è una che potrebbe modificare un'abitudine molto radicata nella guida autostradale italiana.
Il MIT valuta infatti l'introduzione della circolazione per file parallele sulle autostrade e superstrade a tre corsie, con la conseguente possibilità, nelle condizioni previste dalla futura disciplina, di superare un veicolo sulla destra.
È un argomento delicato, perché bisognerà distinguere chiaramente il concetto di superamento all'interno di file che procedono a velocità differenti dal tradizionale sorpasso effettuato cambiando corsia.
Anche su questo punto bisognerà quindi aspettare il testo definitivo prima di parlare di una nuova regola applicabile sulle nostre autostrade.
La revisione del Codice guarda anche alle nuove forme di mobilità urbana e, in particolare, ai cicli a propulsione, mezzi sempre più utilizzati anche per le consegne a domicilio.
Per questa categoria il MIT sta studiando l'introduzione dell'obbligo di casco e contrassegno identificativo.
L'obiettivo è aumentare la sicurezza e rendere più facilmente identificabili mezzi che, pur avendo caratteristiche differenti dai tradizionali veicoli a motore, vengono utilizzati quotidianamente nel traffico delle città.
È importante non confondere questa proposta con le norme relative ai monopattini elettrici, per i quali il percorso normativo è già molto più avanti.
Nel caso dei monopattini elettrici non stiamo più parlando soltanto di proposte future.
Nel 2026 è diventato operativo il contrassegno identificativo: non è una tradizionale targa automobilistica, ma un codice personale associato al proprietario e applicato sul mezzo secondo le modalità previste.
Dal 16 luglio 2026 è inoltre entrato in vigore l'obbligo di assicurazione RC per i monopattini elettrici che circolano in Italia.
Il cambiamento ha già avuto numeri importanti. Alla fine di giugno 2026, secondo i dati comunicati dal MIT, erano stati rilasciati oltre 133.000 contrassegni a livello nazionale, con Milano e Roma nettamente davanti alle altre città.
Il modello adottato per i monopattini aiuta anche a comprendere la direzione nella quale potrebbe muoversi il legislatore per altre nuove forme di mobilità.
Una delle linee più nette della nuova revisione riguarda i veicoli che circolano senza la copertura assicurativa obbligatoria.
Il progetto prevede controlli maggiormente integrati con le banche dati della Motorizzazione e l'introduzione del cosiddetto divieto di marcia digitale.
L'obiettivo è rendere più semplice individuare i veicoli non regolarizzati e intervenire rapidamente. Secondo quanto illustrato dal MIT, in caso di mancata regolarizzazione potrebbe scattare direttamente il sequestro al primo successivo controllo su strada.
La direzione indicata è quindi molto chiara: utilizzare maggiormente le informazioni già presenti nelle banche dati per contrastare chi continua a circolare senza RC Auto.
Uno degli aspetti più curiosi della revisione riguarda proprio le sanzioni. Quando si parla di un nuovo Codice della Strada si pensa quasi automaticamente a multe più alte, ma il progetto del MIT segue una logica più articolata.
L'obiettivo dichiarato è avere sanzioni maggiormente proporzionate alla pericolosità effettiva del comportamento, riducendo alcuni importi e aumentando invece quelli relativi alle condotte considerate più gravi.
La tabella sanzionatoria aggiornata presentata dal Ministero nel settembre 2026 comprende 795 fattispecie. Secondo i dati diffusi dal MIT, soltanto 66 prevedono un aumento, mentre nel complesso l'impatto delle sanzioni diminuirebbe di circa il 7% rispetto alla situazione vigente.
Non significa quindi semplicemente “multe più basse”: alcune violazioni considerate particolarmente pericolose diventerebbero invece decisamente più costose.
Un esempio significativo riguarda proprio l'RC Auto.
Nella tabella sanzionatoria sottoposta alla consultazione, la multa relativa alla violazione dell'obbligo assicurativo passerebbe da 866 a 1.000 euro.
La filosofia dichiarata dal Ministero è quella di ridurre la pressione economica sulle violazioni meno pericolose e, contemporaneamente, colpire più duramente quei comportamenti che possono avere conseguenze maggiori sulla sicurezza e sugli altri utenti della strada.
Un'altra modifica allo studio riguarda il meccanismo attraverso il quale gli importi delle sanzioni vengono periodicamente aggiornati.
Il MIT propone di eliminare l'aumento automatico delle multe collegato all'inflazione, modificando quindi il sistema che porta periodicamente all'adeguamento degli importi.
È prevista anche una maggiore proporzionalità in caso di piccoli errori nei pagamenti e una disciplina più semplice dell'autotutela per consentire ai cittadini di chiedere l'annullamento di verbali errati.
Un'altra novità particolarmente interessante per gli automobilisti riguarda i tempi necessari per ricevere alcune contravvenzioni.
La proposta prevede di ridurre da 90 a 30 giorni il termine per la notifica dei verbali relativi agli accertamenti effettuati da remoto.
Il principio è semplice: se una violazione viene rilevata automaticamente, il cittadino dovrebbe esserne informato in tempi molto più brevi.
Una modifica del genere avrebbe conseguenze concrete soprattutto per le infrazioni rilevate attraverso dispositivi elettronici, evitando che una multa arrivi quando sono ormai trascorsi diversi mesi dall'episodio.
La revisione interviene anche su un tema che genera discussioni da anni: come vengono utilizzati i soldi incassati attraverso le contravvenzioni?
La proposta prevede che il 70% dei proventi venga destinato all'ente proprietario della strada e reinvestito in interventi per la sicurezza, mentre il restante 30% andrebbe all'ente che ha effettuato l'accertamento per finanziare le attività di controllo e notifica.
L'obiettivo dichiarato è creare un collegamento più diretto tra le somme incassate attraverso le sanzioni e gli investimenti destinati a rendere più sicure le infrastrutture stradali.
Nel pacchetto allo studio rientrano inoltre misure per contrastare il fenomeno dei veicoli abbandonati.
Non è soltanto un problema estetico. Un'automobile lasciata per mesi sulla strada occupa spazio pubblico, può diventare pericolosa e in alcuni casi crea problemi ambientali legati alla presenza di carburanti, oli, batterie e altri componenti.
La revisione punta quindi a rendere più efficace anche la gestione di questi mezzi e il loro eventuale recupero.
È probabilmente la cosa più importante da ricordare leggendo le anticipazioni circolate nelle ultime settimane.
Il MIT ha avviato una consultazione con operatori e associazioni per arrivare a un testo aggiornato del Codice della Strada. Patente a 17 anni, nuove regole per le moto in autostrada, sorpasso a destra e obblighi per i cicli a propulsione fanno parte delle direttrici sulle quali si sta lavorando.
Non bisogna quindi comportarsi oggi come se tutte queste norme fossero già operative. Un motociclista, per esempio, non può interpretare l'annuncio come un'autorizzazione immediata a utilizzare liberamente la corsia di emergenza.
Lo stesso principio vale per le altre modifiche ancora in fase di definizione.
Guardando nel complesso le proposte emerge una tendenza piuttosto evidente. Il nuovo Codice non riguarda soltanto limiti di velocità, precedenze e tradizionali regole di circolazione.
Entrano sempre più in gioco banche dati digitali, identificazione dei mezzi, controlli automatici, nuove forme di mobilità e procedure elettroniche. Il modo in cui ci spostiamo sta cambiando e, inevitabilmente, cambiano anche gli strumenti utilizzati per controllare la circolazione.
Nei prossimi mesi sarà quindi importante seguire l'iter della riforma e distinguere le anticipazioni dalle disposizioni effettivamente approvate.
Su Charlie24 Blog continuiamo a raccontare le novità che interessano automobilisti e mobilità, insieme a guide pratiche dedicate a sicurezza, manutenzione, guasti e soccorso stradale.
Il progetto del nuovo Codice della Strada 2026 contiene cambiamenti potenzialmente importanti: dalla patente a 17 anni alle nuove tutele per motociclisti e utenti vulnerabili, fino alla stretta sulle auto senza assicurazione e alla revisione del sistema delle multe.
Alcuni cambiamenti, come quelli relativi a contrassegno e assicurazione dei monopattini, sono già diventati realtà. Altri devono invece completare il percorso normativo.
Per questo, davanti a titoli come “patente a 17 anni” o “moto sulla corsia di emergenza”, la distinzione è fondamentale: una proposta contenuta nella revisione del Codice non equivale ancora a una norma entrata in vigore.
Il cantiere normativo è aperto. E questa volta, prima di metterci in marcia con le nuove regole, conviene aspettare che venga tolto il cartello dei lavori in corso.